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Via Rocca dei Corvi (marzo 1945 - 27 marzo 2010)

27-03-2010
Rocca dei Corvi, 27 marzo 2010

Questa mattina in via Rocca dei Corvi, in località Barabini di Teglia, a Fegino in Valpolcevera, si è svolta la commemorazione dell’eccidio di cinque partigiani catturati, torturati e uccisi nel marzo del 1945.

I corpi vennero ritrovati in alcune fosse nei pressi di una capanna. La terra che le copriva doveva apparire smottata rispetto al resto.
Barabini di Teglia si trova sulla sponda destra del Polcevera, in una zona industriale e operaia, dove era attiva l'azione antifascista e partigiana, spesso in collegamento con quella delle fabbriche.
Nella zona i tedeschi avevano un comando.
Nel mese di marzo 1945 i soldati avevano intensificato le azioni di polizia volte a terrorizzare la popolazione. Si avvicinavano ormai i giorni della liberazione.
In uno scantinato del comando tedesco e in una capanna poco lontana, nella valletta di Via Rocca dei Corvi, vennero condotti i partigiani catturati. Qui vennero uccisi e seppelliti.
Soltanto il 28 aprile 1945 si riuscì a dare un nome ai corpi ritrovati .


Di seguito l’orazione ufficiale di Michela Tassistro, Consigliere Comunale PD e Presidente Commissione Pari Oppotunità:

“A Bornasco (PV), lo scorso anno (il 24 aprile 2009) sono andata ad inaugurare un nuovo cippo che la cittadina pavese ha voluto costruire per onorare la memoria di quel terribile eccidio).
C'era una scolaresca che ha voluto sfilare in corteo mostrando con fierezza il proprio vessilo. Scrissero e recitarono con passione pensieri, poesie e dedicarono temi. La domanda più frequente che i bimbi fecero emergere fu: "MA CHI GLIELO HA FATTO FARE???"...
Io ho provato a dar loro una risposta e per farlo ho ricordato loro quanto scrisse in una lettera alla madre un giovane partigiano che si scusava con lei per il dolore che le stava provocando "...questo non è più il tempo di stare a guardare...". Vedete sono convinta che la resistenza di allora deve insegnarci ad individuare quella contemporanea per sostenerla ed agirla anche contro l'indifferenza di molti, a volte, (purtroppo) amici.

Parlando di resistenza contemporanea voglio riportare l'esempio di Roberto Saviano, autore di Gomorra, minacciato di morte dalla camorra. Le armi di Saviano sono diverse da quelle dei partigiani, sono la penna, la forza delle parole e la limpidezza delle sue denunce. CHI GLIELO FA FARE? Testimonianze di resistenze contemporanee ne abbiamo tantissimi altri da nord (proprio a Genova) Guido Rossa: chi glielo ha fatto fare di opporsi..., a sud come i ragazzi di addio pizzo: chi glielo fa fare di mettersi contro la malavita (datore di lavoro indiscusso, tra l'altro) ...
Quale è l'anello di congiunzione delle resistenze di tutti i tempi?
la dignità! anche quando quella dignità veniva così barbaramente e crudelmente soppressa.
La resistenza ha ridato la dignità ad un popolo, alle persone, a tutti coloro i cui diritti erano calpestati ed offesi con le violenze, le torture e le uccisioni. Voglio ricordarli per unirli al concetto della forza dell'esempio!
Chi erano?

Daniele COTELLA, nato a Campomorone, di 43 anni, membro del CLN di Rivarolo
Graziella GIUFFRIDA, nata a Catania, 21 anni delle Brigate SAP.
Sebastiano MACCIO', nato a Bolzaneto, 22 anni anche lui delle SAP
Andrea SAVOLDELLI, nato a Sangovasso (BG), 48 anni delle SAP.
Giancarlo VALLE,nato a Bolzaneto il 22-4-1926, 19 anni, operaio nello stabilimento di Fegino.

La storia di questi 5 martiri è connessa alla storia operaia e dei lavoratori della Valpolcevera: nel dicembre del ‘43 gli scioperi organizzati dallo stabilimento di Fegino e sostenuto dalle donne di Rivarolo segnarono profondamente la storia. Infatti la manifestazione fu interrotta da fucilate.... ma quegli operai sono legati da un filo rosso della solidarietà, Genova e i suoi lavoratori si moblitarono e diedero un grande impulso nel rafforzare e sostenere la rete della resistenza.... e le donne giocarono un ruolo da protagoniste: nelle fabbriche sono la spinta morale, lì acquisiscono una coscienza politica la maturano in modo consapevole (...molto più di adesso, ahimè! Vi basti un dato: oggi, nei due rami del parlamento siedono meno donne rispetto al numero registrato nel primo parlamento costituito!!!).
Le donne non erano solo nelle fabbriche ma era staffette essenziali nel ruolo di collegamento tra città e montagna rischiando tutti i giorni di essere individuate, uccise e prima ancora di essere picchiate, violentate
... e questo fu proprio quanto successe a Graziella Giuffrida, catanese di 21 anni, arrestata sul tram da un gruppo di tedeschi che, dopo averla pesantemente importunata, si accorsero che era in possesso di una pistola. Condotta nella sede del comando di Fegino (un manipolo efferatissimo) fu sottoposta a tortura e violentata prima di essere uccisa e gettata in una delle fosse di Via Rocca dei Corvi.

I martiri di Rocca dei Corvi furono riconosciuti tali solo dopo la liberazione: solo grazie alle testimonianze raccolte e al lavoro di un contadino furono rinvenuti i corpi...
Hanno aspettato la giustizia morale. Ricordiamo anche i drammatici eventi per ciascuno:
Daniele Cotella, 43 anni, fu catturato perché ospitò un altro partigiano, Savoldelli, inseguito dai tedeschi. Torturato venne ritrovato in una delle fosse a Rocca dei Corvi.
Sebastiano Macciò, 23 anni, riuscì a fuggire durante la perquisizione della propria casa. Saputo che la madre e poi lo zio erano stati arrestati per rappresaglia, Macciò si consegnò ai tedeschi che lo torturarono orrendamente prima di ucciderlo.
Andrea Savoldelli, 48 anni, venne fermato da una pattuglia di tedeschi a tarda sera per un controllo. Colto dal panico tentò la fuga e si rifugiò in casa del partigiano Cotella e lì si fece arrestare con l'amico di fronte alla minaccia nazista di infierire sulla famiglia. Anch'egli fu torturato, ucciso e gettato in una fossa alla Rocca dei Corvi.
Giancarlo Valle, detto "il genovese", 19 anni, faceva parte di una formazione partigiana piemontese e si trovava a casa perché malato. I tedeschi saputo della loro presenza lo arrestarono e dopo averlo torturato lo uccisero.

Desidero chiude l'orazione, con una domanda : perchè siamo qui a commemorare?
Per il normale susseguirsi delle vicende umane, spero che un giorno, prima che sia troppo tardi, le giovani generazioni, oggi distolte da avventure pericolose ed un progresso esclusivamente materiale, di fronte alla minaccia di perdere la libertà (così faticosamente e sanguinosamente conquistata) riscoprano gli eterni e nobili valori ricevuti in eredità dai nostri martiri.
Soltanto il culto degli scomparsi nel ricordo degli ultimi sopravvissuti (che vanno ringraziati, coccolati) vive ancora al di là della morte e unisce il passato al presente in una corrispondenza di affetti.
Dopo di noi chi curerà i ricordi?!?
Il nostro passato, tragico ed esaltante (così descritto nei racconti dei sopravvisuti), eroico ed umano, spero che non sia dimenticato totalmente. Un eroe partigiano dell'altra vallata (ValBisagno) ha scritto che "le memorie archiviate serviranno a rischiarare il futuro".
Come ho fatto ai bimbi di Bornasco, consegno anche a voi le parole di Saviano che rispondono alla mia domanda:
La parola diviene pericolosa per certi poteri quando il moltiplicarsi di occhi che leggono, e quindi guardano, quando il moltiplicarsi di lingue che parlano, e quindi condividono, non si ferma.
Capire, conoscersi è l'unico modo di rendere possibile la trasformazione delle cose
.”


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